martedì 23 luglio 2013

attenzione

Qualche giorno fa ho avuto modo di fermarmi un attimo a riflettere su una frase che ho sentito da una persona che stava parlando amichevolmente probabilmente con un amico o un conoscente e di cui non so perché non li conosco. La stessa frase è anche ripetuta in una pubblicità che in questi giorni abbiamo modo di vedere spesso in televisione.
“Dedica molto tempo a poche cose” è la frase in questione.
Penso che questo sia il metodo migliore per imparare. Ma in generale per imparare davvero qualcosa. Quando parlo di imparare davvero intendo fare in modo che ciò che sto cercando di apprendere rimanga davvero radicato nella mia mente al punto che diventa naturale.
Sono arrivato a questa conclusione dopo anni che mi dicono di fare e non preoccuparmi, dopo anni di dubbi che mi venivano e che mi facevano chiedere il perché si dovesse ripetere in continuazione qualcosa che si sapeva già.
Quello che è successo, in breve, è che dopo anni che ripetevo le stesse cose che sapevo già ho scoperto che in realtà non le sapevo per niente. Dopo anni che le facevo ho capito, ho trovato il modo corretto ed ora sto rifacendo con l’idea di migliorare il più possibile ciò che sono sicuro essere sulla strada giusta.
Il discorso non è facilmente comprensibile perché non è superficiale e va visto nella profondità della sua difficoltà, ma per spiegarlo in maniera chiara basta pensare ad una scimmia che ripete un movimento umano. Se addestrata ci può volere relativamente poco perché una scimmia possa imparare a ballare. Ma ballare davvero non è così semplice.
Un buon risultato si raggiunge facendo molte volte una cosa, stando il più possibile presenti mentre la si fa, ascoltando quanto accade e cercando di interiorizzare ciò che si sente essere corretto.
Il resto viene naturalmente senza che ce ne accorgiamo.
Molto tempo per poche cose ed aggiungerei la parola consapevolezza.
“Dedica molto tempo consapevole a poche cose”

martedì 16 luglio 2013

fare

E’ come se sentissi che è giunto il momento di fare qualcosa. Ho imparato in questi anni a riconoscere una sensazione positiva da una negativa ed ho imparato a capire che una sensazione positiva, ovviamente accompagnata da una giusta dose di presenza, può essere il segnale che ciò che si è intrapreso sta sulla strada giusta.
Ecco, in questo periodo, sono dell’idea che si debba fare qualcosa. Sento forte questa necessità che è accompagnata da molte sensazioni positive.
Penso sia giunto davvero il momento di mettere in piedi qualcosa di nuovo, qualcosa che parta da poco con l’idea di diventare tanto. Sto pensando ad un sacco di idee e non voglio nascondere l’entusiasmo. Sto pensando che ora come ora mi sento stretto e che devo fare in modo di sentirmi a mio agio.
Le continue conferme che ricevo mi stimolano ancora di più a perseguire ciò che era un sogno fino a qualche tempo fa e che ora diventa un obiettivo; qualcosa che sta prendendo sempre più una forma specifica e sta diventando sempre più reale.
E’ ora di fare in modo che mattone dopo mattone, prenda forma l’idea che sto seguendo. Il resto non potrà che essere meraviglioso.

mercoledì 10 luglio 2013

tutto subito

Essere in quella fase di vita in cui si vuole tutto subito non è una cosa piacevole. Bisogna allenarsi a rallentare il più possibile e valutare le priorità. Non è facile. Ma quale può essere il modo migliore? C’è chi dice di contare fino a dieci e chi chiude gli occhi e prende un respiro, ma mi sembrano metodi un po’ artigianali un po’ come il trattenere il respiro per far passare il singhiozzo.
Come al solito non siamo qui a trovare soluzioni, ma a fare un’analisi.
Credo si possa dire che ognuno di noi ha un momento o più momenti in cui vuole tutto immediatamente o vuole che un risultato per il quale bisogna naturalmente aspettare appaia immediatamente e sia immediatamente visibile. Il problema è che questa situazione è quella che potenzialmente può causare dei gravi danni perché può portare a decisioni affrettate.
Non so.

martedì 2 luglio 2013

confronto

Cosa scatta nella mente delle persone, ad un certo punto, in maniera assolutamente inaspettata, che le cambia rendendole irriconoscibili?
Provo a porre la domanda anche al contrario in modo da analizzare anche l’altro punto di vista: cosa scatta nella nostra mente, ad un certo punto, in maniera assolutamente inaspettata, che ci fa vedere le persone in maniera completamente diversa e che le rende assolutamente irriconoscibili?
La domanda è, come al solito, molto strana e chi mi legge sa di questo “difetto” dal quale parto sempre alla ricerca di una logicità.
Sto pensando a tutte quelle situazioni in cui un rapporto finisce.
Quello che era meraviglioso diventa terribile tanto da non poterlo più sopportare. Iniziano i dubbi, si inizia a porsi delle domande e ci si rende conto pian piano che sta finendo tutto.
Ho posto la domanda nel duplice senso perché alle volte capita di rimanere lì, imbalsamati, senza capire il perché di una fine. Anche se si prova a dare una spiegazione non si riesce e non si fa altro che aumentare i dubbi. Rimane soltanto il fatto che si resta da soli.
Altre volte siamo noi che notiamo il cambiamento di qualcuno e nel momento in cui si cerca un confronto si resta a piedi.
Il problema che deduco da quanto detto è il confronto. In entrambi i casi o manca del tutto o, quando lo cerchiamo, viene evitato.
Quale paura può starci dietro?
Come fare a non fare paura?
Cerco sempre di seguire un filo che sia il più lineare possibile. Cerco di ricordarmi sempre che non sono sempre gli altri che sbagliano, ma che posso essere anche io la causa di certi atteggiamenti di cui mi accorgo. Tutto ciò che è stato scritto in precedenza tiene conto di questo e analizza una situazione in cui il cambiamento repentino è oggettivamente dovuto ad altri (per riferimenti specifici fate riferimento alla mail privata del blog). Il presente articolo non vuole fare riferimento a fatti accaduti all’autore, ma come al solito, cercare di stimolare pensiero.

mercoledì 26 giugno 2013

difficoltà

Non voglio pubblicare nessuna riflessione questa volta. Neanche stimolare pensiero.
Ho bisogno soltanto di condividere.
Sto facendo fatica. E' un periodo in cui faccio fatica e mi chiedo come mai. Ma non so rispondere.
Rimango sempre felice, ma con una fatica davvereo importante. Non mi sento abbattuto, ma è come se stessi facendo qualcosa con il freno a mano tirato.
Non capisco, forse non è necesario.
Mi chiedo, forse inutilmente.

Mi rendo conto che forse dovrei soltanto vivere come tutti i giorni, ma è come se non ci riuscissi.
Ripeto, non mi sento né triste, né depresso, solo un sacco affaticato. Ma affaticato nello spirito oltre che nel corpo.

E' una sensazione che non provavo da davvero tantissimo tempo e che non mi ricordavo neanche come fosse. Riesco per fortuna a viverla meglio, ma in modo comunque impegnativo.
Vado avanti per forza, è quello che non posso e non devo non fare.
Ho iniziato un lungo percorso che non prevede soste e non contempla il poter tornare indietro.

Vado avanti come al solito anche se più lentamente.
Vado avanti come al solito, con le persone che mi stanno vicino.
Vado avanti da solo, perché molte cose vanno fatte da soli.
Vado avanti. Punto.

raccontacelo@gmail.com

martedì 18 giugno 2013

vita e lavoro

Eccomi di ritorno dopo una lunga pausa di riposo. Era quello che ci voleva per ricaricare le batterie e ripartire al meglio.
Nonostante tutto ho avuto molti spunti di riflessione in questo periodo e quello che vorrei mettere sul tavolo oggi mi fa pensare a chi abbia davvero ragione tra chi lavora per vivere e chi vive per lavorare. E’ uno di quegli eterni dubbi che rimarranno probabilmente irrisolti nel tempo, ma che ogni tanto mi piace affrontare per scoprire magari qualcosa di nuovo.
Io, da sempre, sono stato sostenitore del lavorare per vivere, perché credo esistano un sacco di cose che si possono fare al di là del lavoro che deve essere lo stimolo per andare avanti, ma dall’altra parte, senza un lavoro è anche difficile riuscire a vivere bene. Insomma..mi trovo a lavorare per vivere, mentre vivo per lavorare..dicendo questo mi viene in mente una simpatica fotografia di un muro con graffito che riportava la scritta “lavoro per comprare la macchina per andare al lavoro”.
Come tutto ciò che viene pubblicato su questo blog, non si vuole dare nessun parere o opinione personale, ma semplicemente stimolare il ragionamento.

mercoledì 5 giugno 2013

domanda

Da una citazione: "Posso chiederti quanta fatica stai facendo? Si vede tutta..basta guardarti un secondo negli occhi. Sembrava quasi che ridessi per non piangere..alcune volte ti fissavo, ma non per chissà quale motivo, perché non potevo non guardare lo sguardo grigio che accompagnava un’espressione abbastanza vaga e lontana.
Tu, con me, hai vinto un rompipalle…sappilo…e ho intenzione di dirti tutto quello che non mi torna (spero tu voglia fare lo stesso).
Capisci come usare il tuo spazio personale, è il momento!
Ti voglio dare un suggerimento.
Immagina di voler rendere “bella” una casa vecchia e piena di cose. Il primo passaggio da fare è svuotarla per renderti conto di quanto è grande per trovare il modo migliore di sistemarla. Ma è piena di cose! Se le sposti da un lato all’altro non fai altro che stancarti ed averle lì sempre tra i piedi. Hai bisogno di una stanza dove poterti mettere con tutta la tranquillità ad aprire scatoloni e guardare cosa c’è dentro. Fatto questo puoi decidere cosa tenere e cosa scartare.
Il senso di quello che ti ho detto qualche tempo fa è che non potrai buttare via nulla di quello che non ti serve, sarebbe troppo semplice, ma puoi togliere da dentro tutto e depositarlo in un posto dove rimarrà. Hai un posto dove fare ordine. Da lì, prendi man mano quello che ti serve e portalo dov’era. Quello che avanza lascialo lì. Nessuno lo butterà, ma essendo un posto tuo ogni tanto dovrai tornare per metterci qualcos’altro che non serve per riscoprire, magari, qualcosa che avevi lasciato lì e che è diventato utile.
Questo è l’unico modo che penso aiuti davvero..sia me, perché ormai ho preso un impegno e sono il “guardiano” di quel luogo, ma anche te perché, ormai, le scelte vanno fatte (con la giusta urgenza ovviamente).
Non voglio sapere le tue cose, non devi dirmi nulla. Devi solo fare quello che senti, io mi renderò conto e ti farò da specchio. Da me potrai capire come stanno andando le cose, perché rifletterò il tuo sguardo. Se sarai felice, ma felice davvero, io lo sarò con te…ma anche al contrario…
Perché faccio questo?
Non lo so. Non ti conosco da molto e ti ho vista poche volte, ma sento di condividere con te come una parte di vita passata. Non sono una specie di samaritano, sto solo imparando a volere bene."
raccontacelo@gmail.com