giovedì 10 ottobre 2013

valore

Tratto da un dialogo:

"Tu hai detto che inizi a pensare di non meritare nulla. Hai usato un’espressione molto forte, troppo forse. Questa volta hai detto troppo.
Anche il più malato dei cani si merita una ciotola d’acqua fresca.
Come ti dicevo dovresti provare a vedere di cambiare il punto di vista. Non pensare sempre che se c’è un problema sei tu. Ci sono buone probabilità che quel problema ti riguardi, ma dall’esserne coinvolta all’essere il problema c’è ancora un po’ di strada che si deve fare.
Sii semplice! Vuoi ridere, ridi! Vuoi piangere, piangi! Ma non cercare di risolvere i problemi come se tu ne fossi sempre la causa. PERDI TEMPO!! E poniamo anche il caso che tu sia la causa del problema..riconosci lo sbaglio e risolvi. Ci vogliono 10 secondi a renderti conto se hai fatto una minchiata o no. Ma non di più. Perdere il tempo a pensare che non vali niente è tempo che nessuno ti darà indietro. UGUALE: tempo perso.
La mente umana è ingannevole. Riusciamo a prendere una cosa evidentemente stupida e a convincerci che sia corretta, ma non riusciamo a fare il contrario! Perché? Come diavolo è possibile che non riusciamo a vedere ciò che di buono facciamo?
Tu arrivi a pensare di non meritare nulla..ma non è come pensare che chi ti sta intorno non merita nulla? Le persone che hai intorno vivono di te (volenti o nolenti..per il buono e per il cattivo..per le lacrime e per il sorriso) e come può una persona che contribuisce a far vivere gli altri non meritare nulla? Come puoi pensare che si possa vivere senza di te?
Pensa per un secondo di sparire.
A chi dedicherei il mio affetto? Cioè..il mio affetto che è esclusivamente tuo? Non è vero che potrei dedicarlo ad un altro essere vivente, perché non è una parte di qualcosa che viene diviso e percentualmente distribuito ad un numero X di persone. E’ qualcosa che naturalmente nasce da me per te e cresce nella misura in cui tu lo alimenti. Diventa ciò che ti serve ed alimenta allo stesso tempo la mia fiammella. Se non ci fossi quella parte non esisterebbe e non contribuirebbe tutti i giorni a farmi crescere.
Ciò che nasce è perché non c’era. Non esiste una quantità al di là della quale tutto si interrompe. Non esiste un 100%. Ma solo qualcosa che cresce e si scambia, che diventa tutto un insieme e che è necessario. E tutto perché? Perché un giorno qualcuno entra in qualche modo nella vita di qualcun altro.
Come può non meritare nulla una persona che fa questo? Come puoi pensare di non meritare nulla?
Cosa vuol dire non meritare nulla? Cos’è il qualcosa che dovresti meritare e che ti manca?
Il fatto che ci sia un problema non vuol dire che smetti di meritare qualcosa. Significa solo che c’è un problema che va risolto. Sii semplice. Risolvilo e ti sembrerà magicamente di tornare a meritare tutto quello che oggi ti manca."
 

lunedì 23 settembre 2013

foglio bianco


Ciao! Saluto tutti perché è da un po’ che non scrivo più, ma non ho abbandonato l’idea, ho semplicemente quasi finito un periodo di convulso lavoro e sto pian piano ritornando alla normalità.
Quello che vorrei fare oggi è semplicemente mettere a disposizione di chi legge un foglio bianco.
Voglio dare un input e vedere cosa succede.
Voglio lasciare spazio.

Chi se la sentisse può continuare la frase.
Potete anche scrivermelo in privato, sulla mia mail.
MI PIACEREBBE…

raccontacelo@gmail.com



martedì 27 agosto 2013

serve?

Ciao a tutti, dopo un periodo di riposo forzato dovuto ad un sacco di lavoro posso riprendere a scrivere abbastanza in tranquillità. In questo mese non ho avuto molto tempo per dedicarmi ai miei soliti ragionamenti ed ora mi sento un po’ se come la mia ricerca della felicità avesse ricevuto una battuta d’arresto. Ieri sera, però, la mia testa ha cominciato nuovamente a produrre pensieri quasi come se naturalmente si fosse in un certo senso”riattivata”. Mi sono fermato a pensare ad una frase che mi è sembrata subito interessante. Qualche giorno fa ho sentito un papà che parlava con il proprio figlio. Il bambino gli ha chiesto in modo molto semplice come facesse a decidere, tra le mille cose da fare, quale fosse più importante di un’altra. L’uomo, dopo averci pensato un po’, ha dato una risposta molto chiara e, secondo me, molto intelligente. Ha detto al figlio: “tutte le volte mi chiedo se ciò che sto per fare serve!” Può sembrare una risposta stupida, ma credo che abbia un senso profondo. Se ce lo chiedessimo tutte le volte che abbiamo intenzione di fare un’azione (dovremmo però essere dell’idea di ascoltarci nel momento in cui ci poniamo la domanda) ci troveremmo di fronte ad una scelta naturale orientata al meglio. Facciamo un esempio. Devo cambiare il telefono. Sto per comprarlo e mi chiedo: serve che lo compri? Voglio dire, quello che ho in mano e che voglio cambiare è rotto? Lo cambio solo perché voglio un telefono nuovo o serve davvero che ne prenda un altro? Questa modalità ci mette di fronte ad una serie di domande che ci possono permettere di raggiungere una visione d’insieme più completa e profonda. Ditemi cosa ne pensate. raccontacelo@gmail.com

martedì 23 luglio 2013

attenzione

Qualche giorno fa ho avuto modo di fermarmi un attimo a riflettere su una frase che ho sentito da una persona che stava parlando amichevolmente probabilmente con un amico o un conoscente e di cui non so perché non li conosco. La stessa frase è anche ripetuta in una pubblicità che in questi giorni abbiamo modo di vedere spesso in televisione.
“Dedica molto tempo a poche cose” è la frase in questione.
Penso che questo sia il metodo migliore per imparare. Ma in generale per imparare davvero qualcosa. Quando parlo di imparare davvero intendo fare in modo che ciò che sto cercando di apprendere rimanga davvero radicato nella mia mente al punto che diventa naturale.
Sono arrivato a questa conclusione dopo anni che mi dicono di fare e non preoccuparmi, dopo anni di dubbi che mi venivano e che mi facevano chiedere il perché si dovesse ripetere in continuazione qualcosa che si sapeva già.
Quello che è successo, in breve, è che dopo anni che ripetevo le stesse cose che sapevo già ho scoperto che in realtà non le sapevo per niente. Dopo anni che le facevo ho capito, ho trovato il modo corretto ed ora sto rifacendo con l’idea di migliorare il più possibile ciò che sono sicuro essere sulla strada giusta.
Il discorso non è facilmente comprensibile perché non è superficiale e va visto nella profondità della sua difficoltà, ma per spiegarlo in maniera chiara basta pensare ad una scimmia che ripete un movimento umano. Se addestrata ci può volere relativamente poco perché una scimmia possa imparare a ballare. Ma ballare davvero non è così semplice.
Un buon risultato si raggiunge facendo molte volte una cosa, stando il più possibile presenti mentre la si fa, ascoltando quanto accade e cercando di interiorizzare ciò che si sente essere corretto.
Il resto viene naturalmente senza che ce ne accorgiamo.
Molto tempo per poche cose ed aggiungerei la parola consapevolezza.
“Dedica molto tempo consapevole a poche cose”

martedì 16 luglio 2013

fare

E’ come se sentissi che è giunto il momento di fare qualcosa. Ho imparato in questi anni a riconoscere una sensazione positiva da una negativa ed ho imparato a capire che una sensazione positiva, ovviamente accompagnata da una giusta dose di presenza, può essere il segnale che ciò che si è intrapreso sta sulla strada giusta.
Ecco, in questo periodo, sono dell’idea che si debba fare qualcosa. Sento forte questa necessità che è accompagnata da molte sensazioni positive.
Penso sia giunto davvero il momento di mettere in piedi qualcosa di nuovo, qualcosa che parta da poco con l’idea di diventare tanto. Sto pensando ad un sacco di idee e non voglio nascondere l’entusiasmo. Sto pensando che ora come ora mi sento stretto e che devo fare in modo di sentirmi a mio agio.
Le continue conferme che ricevo mi stimolano ancora di più a perseguire ciò che era un sogno fino a qualche tempo fa e che ora diventa un obiettivo; qualcosa che sta prendendo sempre più una forma specifica e sta diventando sempre più reale.
E’ ora di fare in modo che mattone dopo mattone, prenda forma l’idea che sto seguendo. Il resto non potrà che essere meraviglioso.

mercoledì 10 luglio 2013

tutto subito

Essere in quella fase di vita in cui si vuole tutto subito non è una cosa piacevole. Bisogna allenarsi a rallentare il più possibile e valutare le priorità. Non è facile. Ma quale può essere il modo migliore? C’è chi dice di contare fino a dieci e chi chiude gli occhi e prende un respiro, ma mi sembrano metodi un po’ artigianali un po’ come il trattenere il respiro per far passare il singhiozzo.
Come al solito non siamo qui a trovare soluzioni, ma a fare un’analisi.
Credo si possa dire che ognuno di noi ha un momento o più momenti in cui vuole tutto immediatamente o vuole che un risultato per il quale bisogna naturalmente aspettare appaia immediatamente e sia immediatamente visibile. Il problema è che questa situazione è quella che potenzialmente può causare dei gravi danni perché può portare a decisioni affrettate.
Non so.

martedì 2 luglio 2013

confronto

Cosa scatta nella mente delle persone, ad un certo punto, in maniera assolutamente inaspettata, che le cambia rendendole irriconoscibili?
Provo a porre la domanda anche al contrario in modo da analizzare anche l’altro punto di vista: cosa scatta nella nostra mente, ad un certo punto, in maniera assolutamente inaspettata, che ci fa vedere le persone in maniera completamente diversa e che le rende assolutamente irriconoscibili?
La domanda è, come al solito, molto strana e chi mi legge sa di questo “difetto” dal quale parto sempre alla ricerca di una logicità.
Sto pensando a tutte quelle situazioni in cui un rapporto finisce.
Quello che era meraviglioso diventa terribile tanto da non poterlo più sopportare. Iniziano i dubbi, si inizia a porsi delle domande e ci si rende conto pian piano che sta finendo tutto.
Ho posto la domanda nel duplice senso perché alle volte capita di rimanere lì, imbalsamati, senza capire il perché di una fine. Anche se si prova a dare una spiegazione non si riesce e non si fa altro che aumentare i dubbi. Rimane soltanto il fatto che si resta da soli.
Altre volte siamo noi che notiamo il cambiamento di qualcuno e nel momento in cui si cerca un confronto si resta a piedi.
Il problema che deduco da quanto detto è il confronto. In entrambi i casi o manca del tutto o, quando lo cerchiamo, viene evitato.
Quale paura può starci dietro?
Come fare a non fare paura?
Cerco sempre di seguire un filo che sia il più lineare possibile. Cerco di ricordarmi sempre che non sono sempre gli altri che sbagliano, ma che posso essere anche io la causa di certi atteggiamenti di cui mi accorgo. Tutto ciò che è stato scritto in precedenza tiene conto di questo e analizza una situazione in cui il cambiamento repentino è oggettivamente dovuto ad altri (per riferimenti specifici fate riferimento alla mail privata del blog). Il presente articolo non vuole fare riferimento a fatti accaduti all’autore, ma come al solito, cercare di stimolare pensiero.