domenica 1 gennaio 2017

Reindirizzo1

Ciao a tutti! E' con molto piacere che comunico che è iniziata la procedura di spostamento della mia attività!

Ecco il link del primo post del nuovo blog di cui ho parlato in questi giorni.


Come anticipato questi sono gli ultimi due mesi di attività di questo blog e quello sopra è il link da cui partirà tutto.

Che dire, a mercoledì allora per il prossimo post.

consulenza.orientamente@gmail.com

mercoledì 28 dicembre 2016

nuova partenza

Buongiorno a tutti,
ecco, come promesso, gli ultimi aggiornamenti.

Dico che sono gli ultimi perchè, dopo oggi, questo blog cesserà di esistere per lasciare il posto a quello che posso definire finalmente il mio nuovo progetto, la mia nuova partenza.

Questo è il link del nuovo blog che è già attivo (verrà pubblicato il primo post in data 01/01/2017 ed i giorni di pubblicazione saranno due: Lunedì e Domenica. Ecco il link.


Con questo riparto con una nuova organizzazione e con rinnovate speranze.

C'è un libro, come avevo già scritto in precedenza, che potrete rintracciare dalla nuova pagina "pubblicazioni" del blog di ORIENTAMENTE che è la mia nuova partenza e ci sono mille altre idee di cui vi terrò aggiornati.

Il blog raccontacelo sarà attivo ancora fino alla fine di febbraio e dal 01 Marzo cesserà di esistere.

Ricordo a tutti anche il nuovo indirizzo di posta elettronica:


che vi invito ad usare da subito per scrivere e proporre idee, per commentare o semplicemente per dire qualcosa che vi passa per la mente.
Riceverete una risposta al più presto.

Vi ringrazio per tutto e vi aspetto.

Stefano

venerdì 9 dicembre 2016

grandi novità

Buongiorno a tutti,
come state? Mi siete mancati un sacco e devo chiedervi subito scusa per quest'assenza molto lunga, ma ho grosse novità in piedi per il 2017.

Il post di oggi non è di quelli che siete abituati a leggere su questo blog, ma è di presentazione di una nuova attività.

In questo periodo di condivisione con voi ho voluto approfondire maggiormente molti aspetti e vi annuncio che è nato un libro! Ovviamente provocatorio come me!
qui sotto i due indirizzi per raggiungere il testo cartaceo:


oppure l'e-book:

http://www.lulu.com/content/e-book/il-viaggio-per-la-felicita%e2%80%99-%e2%80%9cuna-storia-pi%c3%b9-o-meno-semplice%e2%80%9d/20126110


Volevo anche dirvi che questo blog sarà chiuso per lasciare spazio ad un altro luogo informatico che lo sostituirà e di cui sarò sempre l'amministratore, ma che sarà governato dalle stesse regole che siete ormai abituati a conoscere.
Tutto questo succederà nel 2017, ma verrete avvisati ovviamente e sarete traghettati verso la nuova pagina che spero diventi ancora più interattiva.
Verranno presentati sicuramente altri libri e sarete messi a conoscenza su incontri dal vivo che ho intenzione di organizzare per conoscervi davvero.

Potete già da subito utilizzare il mio nuovo contatto mail che è consulenza.orientamente@gmail.com che è già attivo ed in affiancamento a raccontacelo@gmail.com che sta funzionando ancora a pieno regime e che porterà a termine la sua attività nei primi mesi del nuovo anno appena saremo pronti con la nuova interfaccia!

Ciò che sta per nascere si chiamerà "ORIENTAMENTE" e sarà l'evoluzione di quanto fatto fino ad ora. Sarà la concretizzazione del mio lavorare nel mondo delle risorse umane, ma con un occhio attento all'orientamento personale, che è ben diverso da quello professionale e che riguarda la vita di tutti i giorni, in affiancamento alla nostra continua ricerca della felicità che abbiamo avuto modo di affrontare insieme in questo lungo periodo di confronto.

"ORIENTAMENTE" nasce con un libro che vuole raccontare un metodo, il mio metodo!

"ORIENTAMENTE" nasce da voi e da quello che siete stati capaci di insegnarmi.

"ORIENTAMENTE" nasce per voi.

A presto i prossimi aggiornamenti allora!

Grazie.


martedì 29 marzo 2016

infelicità

In questi giorni stavo pensando al fatto che, forse, l'essere infelici, è una condizione all'interno della quale noi ci caliamo e ci convinciamo che sia la normalità.
La cosa che mi lascia perplesso è che ci caliamo in una realtà che ci fa stare male per il semplice fatto che dobbiamo stare lì. Cioè, sappiamo perfettamente cosa ci rende felici, ma non lo facciamo perché abbiamo quasi paura che non potremo più stare male.

Quello che voglio dire è che è più semplice stare male, non c'è da fare nulla di particolare, mentre stare bene richiede un certo orientamento al raggiungimento di un obiettivo.

Andare alla deriva è più semplice perché ti ci portano le onde. Basta farsi portare. Seguire il vento per andare da qualche parte, invece, richiede idee chiare e conoscenza.

Quello che mi chiedo è: se tutto ciò è vero, perché?

raccontacelo@gmail.com

domenica 20 marzo 2016

approccio

Ho in mente una frase che dice: "la vita è uno specchio, ti sorride se tu le sorridi".
Ci pensavo in questi giorni e credo che sia una verità molto importante.

In effetti si tratta proprio di una questione di approccio e dipende tutto da come si vive la quotidianità e da quello che ci mettiamo dentro.
L'approccio è qualcosa di fondamentale e distingue un essere umano da un altro. E' come il tocco per un chitarrista, ognuno ha il suo ed è personalizzato.

Quello che mi trovo spesso davanti è qualcuno che vive convinto di fare qualcosa che invece non sta facendo e, quando si trova di fronte alla realtà di una situazione che prima o poi viene fuori, dà la colpa del proprio non riuscire alla vita che è difficile.

Tantissime persone sono nella convinzione di vivere quando invece stanno soltanto sopravvivendo.

Fare qualcosa di veramente fatto bene, di qualsiasi cosa si tratti, non è per nulla semplice o banale. E' come quando arriva la mail di SPAM che ti dice clicca qui e guadagnerai 4000€ al mese con un lavoro part-time. Non è possibile.

E' l'approccio che fa la differenza.

Strimpellare non è suonare. Chi suona può strimpellare, chi strimpella non può suonare. Ripetere un esercizio mille volte facendo attenzione alla tecnica, al suono, al tocco, al volume, alla fluidità ed a legare bene i suoni è ben diverso da fare due accordi per suonare la canzone del sole.

Suonare ed essere convinti di farlo sono due cose ben diverse.

raccontacelo@gmail.com

mercoledì 9 marzo 2016

tecnology

Ciao a tutti!
E' da un po' che non scrivo, è vero, ma aspettavo un'imbeccata che è arrivata puntuale. Sapevo che sarebbe stata solo questione di tempo.
Ringrazio e provo a rispondere alla domanda che mi è stata fatta e che riporto.

Questo post deve iniziare con questo quesito: "quanta positività o negatività ci offre o ci toglie la tecnologia?"

Come sapete non riesco a rispondere ad una domanda del genere senza fare il polemico, ma quando ho iniziato a scrivere su questo blog ho preso la decisione di seguire un orientamento preciso.
Io, prima di tutto, mi chiederei: "Ma siamo sicuri della correttezza della domanda?" mi spiego.

Facciamo un balzo a monte e cerchiamo di capire se i termini in gioco sono correttamente utilizzati.

Cos'è "tecnologia"? E mi riferisco alla classificazione più semplice della parola.
A me verrebbe da dire che "tecnologia" indica una serie di strumenti che abbiamo a disposizione.

Allora "tecnologia" è il soggetto o l'oggetto della frase?

Se "tecnologia" non fosse il soggetto come espresso nella domanda sopra e fosse invece l'oggetto quale sarebbe la domanda corretta? E chi sarebbe il soggetto a questo punto?

Vediamo se riesco a scrivere una domanda diversa:

"Utilizziamo la tecnologia per avere più positività o più negatività?"

Scusate se mi prendo la briga di stravolgere il senso della richiesta, ma vorrei esprimere un pensiero chiaro che, secondo me, è fondamentale.
Noi siamo gli artefici di quanto di bello o di meno bello ci succede.

La tecnologia è uno strumento e, come tale, non è in grado di darci né positività, né negatività. Noi possiamo però utilizzarlo per ricavarne qualcosa di buono o meno buono.
Facciamo degli esempi però.
Un coltello affilato è uno strumento che, se usato per tagliare il salame, porta con sé positività, ma se, per errore, ci tagliamo le dita non dobbiamo dargli la colpa, ma chiederci come lo abbiamo usato.

Quello che mi preme è che cambiamo il punto di vista ed impariamo a prendere in considerazione tutto l'insieme delle cose.
La tecnologia può diventare sì il soggetto della nostra domanda, ma deve comunque essere chiaro il ruolo che abbiamo noi quando la utilizziamo, perché rimarrà sempre uno strumento.
Come strumento è qualcosa di fondamentale a mio avviso al punto che non possiamo più farne a meno, ma può certamente essere un'arma a doppio taglio da imparare ad usare.
Io non so rispondere a questa domanda, lo ammetto, ma so che bisogna necessariamente fare attenzione a come ci rapportiamo con lei perchè, come entità complessa, va gestita a dovere.

"Tecnologia" è un insieme di equilibri che vanno curati, è un libro di cui bisogna conoscere molto bene l'indice per sapere dove andare a cercare ciò che ci serve e trasformarlo in tutta la positività di cui abbiamo bisogno.
"Tecnologia", però, è anche una portatrice sana di negatività dalla quale dobbiamo guardarci bene.

Dico portatrice sana perché, in quanto strumento, ha necessariamente un lato negativo e pericoloso, ma sappiamo bene che anche il coltello affilato di cui sopra ce l'ha.

La discriminante rimane solo e soltanto una: noi.

raccontacelo@gmail.com

domenica 11 ottobre 2015

questione di equilibri

Stavo pensando che molti parlano di equilibri nelle relazioni e pensavo anche a quanto è difficile mantenerli.

Non voglio parlare di relazioni sentimentali perché quelle fanno parte di un capitolo a sé, ma delle normali relazioni che regolano i rapporti umani.

Dal primo momento che incontriamo una persona non facciamo altro che cercare di entrare in relazione con lei e cerchiamo di capire da quale parte poterla approcciare e come fare per fare una buona impressione in modo che questa si sciolga e lasci andare i freni che la diffidenza porta naturalmente a tirare.

Quello che mi chiedo è: quanto c'è di normale in questa situazione? Per conoscersi bisogna prima di tutto studiarsi come pugili su un ring.
Passiamo momenti a capire chi abbiamo di fronte ed, allo stesso tempo, cerchiamo di fornire la nostra parte migliore per fare a nostra volta una buona impressione.

Quando arriviamo al contatto abbiamo già studiato l'intensità della stretta di mano per non sembrare né troppo forti, ma neanche troppo deboli!

Sfoggiamo il nostro sorriso migliore ed immediatamente parte il confronto.

Da qui inizia la fase nella quale cerchiamo di capire in quale cerchia di conoscenze possiamo inserire la persona che abbiamo di fronte per individuare il canale che utilizzeremo per rapportarci. Cercheremo di capire se mantenere il "lei", se indosseremo sempre una cravatta quando l'avremo di fronte o se basta una T-shirt, quali argomenti ed idee condividere ed, addirittura, se dovremo far finta che le sue idee siano anche le nostre.

Individuato il genere di rapporto dovremo capire se mantenerlo statico, farlo crescere ed evolvere o puntare alla chiusura e dovremo essere pronti a riconoscere cosa l'altro vuole a sua volta fare! Già questa situazione non è delle più semplici in più se uno dei due vuole approfondire e l'altro chiudere diventa tutto ancora più complicato!

Data la direzione dovremo essere pronti a valutare gli errori, a dare e chiedere spiegazioni, a versare lacrime e fare risate, a litigare e fare pace, a prendersi e lasciarsi, insomma..dove sta l'equilibrio che lottiamo per trovare in una relazione?

A me sembra che tutto questo sia solo un continuo sbattere da una parte all'altra, più che un cercare un equilibrio.

Che fare?

raccontacelo@gmail.com

martedì 22 settembre 2015

da quanto ci penso

Sono mesi che sto pensando al post da scrivere. L'ho iniziato mille volte e l'ho interrotto altrettante.
Quello su cui mi sono arenato spesso è il discorso della cosa giusta da fare. Sto pensando da tanto tempo al fatto che se chiedo a diverse persone il parere su qualcosa ricevo idee differenti. Cosa può voler dire? Che alle volte le cose giuste da fare sono più di una? Cerco di spiegarmi. Su come si piega una maglietta possiamo essere d'accordo che ci possono essere dversi modi, ma su argomenti un po' più impegnativi come possono esserci diverse opinioni tutte corrette? In fondo un'azione è giusta quando ci fa raggiungere l'obiettivo.
Lancio come al solito il mio sasso e dico che la cosa giusta da fare è sempre e soltanto una. Alla domanda quanto fa due più due non ci sono tante risposte, ma soltanto una.
La dimostrazione a questa cosa sta nel fatto che se voglio imparare a nuotate devo mettermi in acqua, poi posso farmi raccontare esperienze, studiare la fisica che ci sta dietro, ma finché non mi metto in acqua non imparo nulla.
Pensavo anche a chi risolve i problemi della vita degli altri utilizzando teorie psicologiche una piuttosto che un'altra quando alla fine il criterio è uno: il buon senso che, per quanto è soggettivo rimane analizzabile.
La difficoltà dell'elaborare questo post è stata e sta ancora adesso nell'esprimere l'unicità del concetto di correttezza.
Ma il dubbio rimane. Se la risposta giusta è una sola, perché viviamo nel dubbio?

raccontacelo@gmail.com

domenica 19 aprile 2015

questione di principio

Stavo pensando in questi giorni a tutte quelle volte che ho sentito litigare persone a causa del principio.
Mi spiego meglio. Tutti quelli di cui sto parlando sono quelli che millantano una ragione nei confronti di qualcuno adducendo come motivazione il principio.
Mi spiego ancora meglio. Tutti quelli che dicono che hanno ragione per questione di principio.

Ora. Si può sapere qual è questo principio? Si parla di principio come se ce ne fosse unico valido per tutti. E sapete qual è la cosa bella? Provate a chiedere a qualcuno di quelli che ha appena riattaccato il telefono in faccia alla fidanzata o è uscito di casa sbattendo la porta. Non vi sa rispondere.

Questa cosa mi fa impazzire. La maggior parte delle volte la spiegazione finisce in "è una questione di principio". Quindi se fai un'azione che mi infastidisce io ne devo fare un'altra che ti infastidisce almeno allo stesso modo".

Chi mi legge da tempo ha ormai capito che io tendo a stravolgere un po' il modo di ragionare per creare nuovo pensiero.

Lancio allora una sfida. Proviamo a fare pace per principio?

Intanto abbiamo indagato che non esiste un principio uguale per tutto e tutti, che nessuno lo sa spiegare e che il termine viene usato in maniera puramente casuale.

Cosa potrà mai succedere su tentiamo di fare pace per principio? Che se una persona fa nei miei confronti una buona azione io ne dovrò fare verso di lui/lei una altrettanto buona? Potrà succedere che mi chiederanno il perché ho agito così e dirò "per principio"? Mi chiederanno di spiegare quello che mi ha spinto ad agire così e non saprò rispondere?

Sì, è vero. NON CAMBIA NIENTE.

Anzi, cambia solo lo 0,1%.

Il punto di vista.

raccontacelo@gmail.com

domenica 22 marzo 2015

domenica 8 marzo 2015

malessere

Eccomi di nuovo dopo un periodo abbastanza lungo.
Sono a scrivere però di un malessere che mi accompagna da quasi 20 anni ormai.
E' una cosa che mi fa stare male e parecchio. Nulla di grave per fortuna, ma comunque qualcosa che riesce a darmi molto fastidio.

Cercare una cura da così tanto tempo ed essere convinto di averla trovata.

Rimanere un po' senza questo malessere ed essere convinto di averlo sconfitto.

Tutte cose già provate e anche già passate.
Non voglio riflettere su nulla oggi perché non ne sono in condizione.

Oggi scrivo soltanto perché ho fatto una promessa a qualcuno che mi legge sempre che avrei scritto soltanto per le persone come lei e voglio che sappia che ci sono.
Ma non mi sento di ragionare su qualcosa.

E' come se stessi abbandonando il mio progetto di ricerca della felicità.

Mi sto forse lasciando andare?

E' anche difficile proseguire quando non stai bene. Quando vorresti, ma non ne hai la forza.

Ora vado a letto.

Basta.

raccontacelo@gmail.com

domenica 8 febbraio 2015

problema

Stavo pensando ultimamente che sto sentendo troppe volte persone che utilizzano la parola problema a sproposito.
Cerco di spiegarmi meglio.

Io parto dal presupposto che la parola problema non esiste. Sono abbastanza convinto di questa cosa perché, in fondo, un problema non è altro che un qualcosa di più difficile da fare.
E questo è un discorso generale.

Ci nascondiamo dietro alla parola problema che in realtà non vuol dire niente per come viene utilizzata. Problema può essere quello di geometria, ma non quello che sento raccontare in giro da molte persone.

Se pensiamo cambiando il punto di vista scopriamo che possiamo cancellare la parola problema identificandolo come una situazione difficile, non immediatamente risolvibile, composta per intero da piccole situazioni immediatamente risolvibili su cui concentrarsi.

Alla volte si identifica come problema qualcosa che diventa grande col tempo, ma che prima non lo era. Il classico problema di cui le persone parlano è un accumulo di piccole situazioni che sono cresciute e che sono arrivate ad un punto in cui non possono essere più rimandate.

A quel punto lo so anche io che facciamo fatica!

Posso fare una domanda provocatoria a titolo puramente esemplificativo?

Se fondiamo il motore della macchina abbiamo un grosso problema.
Se ci avessimo controllato l'olio quando era il momento lo avremmo avuto?

raccontacelo@gmail.com

giovedì 15 gennaio 2015

volatilità

Stavo pensando che una buona parte di quello che faccio nell'arco di una giornata è comandato dalla volatilità che rende ciò che ho in programma un'incognita fino a quando non sono riuscito a portarla a termine.
Cioè, sono io che vedo male o è proprio così? È pressoché inutile programmare una giornata che nel novanta per cento dei casi andrà diversamente da quanto avevi deciso di fare.
Quindi mi chiedo che senso ha il programmare le cose così come ci dice la nostra società. Che senso ha programmare qualcosa quando so che con buona probabilità succederà un evento che mi costringerà a cambiare buona parte dei miei programmi che magari dovranno ancora essere cambiati?
Quello che mi lascia un po' perplesso è che pare che senza organizzarci non possiamo fare niente.
Il problema è che non siamo organizzati neanche quando lo siamo. Forse.

raccontacelo@gmail.com

mercoledì 31 dicembre 2014

scegliere


Eccomi di nuovo a proporre un altro pensiero.
Sto riflettendo sul perché prendere una decisione, alle volte, sia così complicato. Mi sono chiesto cosa renda tutto così impossibile e credo di aver inquadrato la situazione.
Molti pensano che prendere una decisione sia difficile (sto parlando ovviamente di una decisione importante), se non addirittura impossibile. Io, però, credo che la cosa difficile sia tutto tranne che prendere la decisione. Quello è il passaggio più semplice di tutti!
Mi spiego.
Pensate di essere in una situazione di vita o di morte e che tra la vostra vita e la vostra morte ci sia il dover scegliere se rinunciare ad un arto o no. Quanto ci mettereste a scegliere? Credo proprio nulla.
Perdonate il pensiero macabro, ma mi ha permesso di esprimere in maniera semplice il concetto.
Quello che voglio dire è che ciò che ci spaventa è essenzialmente la confusione che sta prima del momento della scelta e che è dovuta alla mancanza della certezza che stiamo facendo la cosa giusta, e tutto ciò che verrà dal momento della scelta in poi, quando dovremo prenderci la responsabilità di quanto abbiamo deciso.
Tutto questo è confermato dal fatto che si fa più fatica a buttarsi da un trampolino alto dieci metri piuttosto che dire a qualcuno di farlo.
Come vedete la situazione così è diversa.
Come fare quindi?
Non lo so! Ovviamente. Ma voglio farvi alcune domande:
-          Possiamo essere certi del fatto che ciò che stiamo per decidere è la cosa giusta?
-          Possiamo scegliere bene nella confusione del dubbio?
-          Possiamo non aver paura delle conseguenze?
La risposta a queste domande è sicuramente no.
Possiamo però sapere se ciò che abbiamo deciso è sbagliato (di solito se lo è ce ne accorgiamo immediatamente). Se nulla ci dà questa sensazione probabilmente siamo sulla strada giusta, magari non la più giusta, ma comunque una di quelle buone!
Penso che questo dovrebbe aiutarci a vedere il bicchiere mezzo pieno.
Possiamo evitare di trovarci a scegliere in maniera sbagliata mettendo ordine prima evitando di scegliere proprio nel momento meno adatto. È il famoso contare fino a dieci che non serve a niente se davvero facciamo come per contare le pecore quando siamo nel letto senza sonno, ma che diventa importante se ci serve a prenderci il tempo per capire davvero da che parte prendere il disordine per trasformarlo in ordine.
A questo punto possiamo anche imparare a non avere paura delle conseguenze perché al massimo cadiamo in piedi! Se siamo sulla strada giusta non sarà tutto da rifare, ma semplicemente sarà da capire dove andare man mano che avanziamo. Passo dopo passo con prudenza scopriremo quanto è semplice.
La scelta, di per sé, è la punta dell’iceberg, per usare un esempio automobilistico è la curva che ci permette di cambiare anche impercettibilmente la strada che stiamo seguendo. La sua difficoltà non sta nel farla di per sé, ma nell’impostarla correttamente e nell’uscirne alla velocità più elevata possibile.

mercoledì 17 dicembre 2014

l.i.b.e.r.t.à.

Eccomi nuovamente. È passato davvero un secolo dall’ultima volta, ma è successo molto in questo periodo. Cambio di lavoro in primis e novità generali che hanno portato scompensi positivi a tutto il solito tran tran. Sono tornato a scrivere con lo stesso obiettivo che avevo quando ho lasciato chi stava leggendo i miei articoli: generare pensiero. È da molto che rifletto sul tema della libertà ed è anche da molto che ho smesso di cercare di darne una definizione perché non è oggettivamente possibile. Libertà è qualsiasi cosa e non è inseribile in cataloghi di alcun genere. Ho però trovato un modo per approcciarmi a questo tema. E non nascondo che mi sta dando soddisfazioni. Riesco a vivere la libertà provandone le sensazioni che mi arrivano da tutto ciò che produce. Sono dell’idea che la libertà sia una causa di qualcosa, non una conseguenza come molti sostengono. La libertà ci permette di fare meglio ciò che facciamo già bene, non il contrario. Ci si accorge di essere liberi soltanto quando si vive la libertà in pieno. Non viceversa. Si può ricercare la libertà? Secondo me la risposta è NO. Si può vivere la libertà? Certamente. raccontacelo@gmail.com

martedì 5 agosto 2014

attesa


Eccomi di nuovo.
Sto facendo passare molto tempo tra un post e l’altro. Me ne rendo conto.
Sto cercando di ascoltare quello che succede intorno e non nascondo che lo trovo molto interessante.
Ascoltando, ho passato molto tempo ad attendere ed ho iniziato ad interrogarmi sull’attesa e sulle sensazioni che le stanno intorno. Io trovo che l’attesa (non l’attendere della coda alle poste) sia un momento molto bello e, se proviamo a pensarci, lo stimolo che ci porta avanti nella vita di tutti i giorni è proprio derivato dall’attesa di qualcosa che si realizzi, che arrivi, che si compia.
Noi viviamo una perenne attesa che ci spinge ad andare avanti e ci motiva a proseguire.
Se dovessimo vivere senza attendere nulla? Cerco di spiegarmi meglio.
L’amore, in fondo, non è anche attesa di qualcuno e di qualcosa? Ci troviamo a vivere un sacco di momenti meravigliosi che sono così meravigliosi perché abbiamo atteso che arrivassero ed abbiamo imparato a pregustarli.
Siamo così felici quando compiamo diciotto anni perché, in fondo, è tutta la vita che aspettiamo quel momento! Quando arriva non è altro che il compimento dell’attesa che ci ha fatto maturare le sensazioni che siamo in grado di provare in quel preciso momento, per quel preciso momento.
Vedo l’attesa come un contenitore di emozioni che crescono ed evolvono e lo vedo come un contenitore di emozioni positive che si amalgamano creando un composto che, col giusto tempo di maturazione, diventa un ottimo prodotto da consumare e da gustare.
Ma è tutto davvero così?
Non sono riuscito a farmi un’idea diversa da quanto ho appena scritto e non sono riuscito a trovare la faccia opposta di questa medaglia.
Che non ci sia?

martedì 10 giugno 2014

paura/freddezza

Leggendo con piacere un po’ di post ed un po’ di articoli in giro per il web (molti spunti mi sono venuti dagli amici che leggo sempre volentieri e che potete vedere citati nei miei blog amici), mi si è presentato un argomento che sto appositamente evitando ma che ormai trovo casualmente in troppe occasioni.

E’ ora che ci ragioni sopra.
Per individuare qualcosa bisogna, prima di tutto, cercare di capire di cosa si tratta. Bisogna averne ben chiara la struttura in modo da poterla affrontare con i dovuti modi.
Sto ovviamente parlando di paura e freddezza.
Mi sono chiesto spesse volte cos’è la paura e da dove arriva e non ho mai trovato risposta. Come tutti riesco a provarla in maniera molto ben definita e, come tutti, faccio fatica a descriverla. Voglio però provare. Magari qualcuno può dare un’idea diversa ed aiutarmi a creare pensiero.
La paura è una sensazione che vivo come un improvviso freddo sulla schiena che mi fa immediatamente saltare in piedi impedendomi di trovare le motivazioni che la alimentano (trovate le motivazioni la paura non ha senso di esistere).
La paura è, essenzialmente, la mancanza di controllo.
Ho anche pensato molto a quale può essere il suo contrario. Molti dicono il coraggio, ma io credo sia la freddezza. Il coraggio non può essere inteso come contrario della paura solo perché decido di lanciarmi da un ponte legato ad una corda per vincere la fobia dell’altezza. Questa è incoscienza.
Sono fermamente convinto che il contrario della paura sia la freddezza che è la reazione istantanea che mi permette di congelare il momento che sto vivendo per prenderne coscienza ed affrontarlo. Ripeto: trovate le motivazioni la paura smette di esistere.
Il problema grosso degli esseri umani è che, nel 90% dei casi, abbiamo la reazione sbagliata: sono pochi quelli che si spostano anche solo di un metro se c’è qualcosa che gli sta cadendo addosso. Molti si coprono semplicemente la testa.
Come fare per porre rimedio? Non so, sicuramente allenamento.

martedì 27 maggio 2014

imparare


In questo periodo ho avuto modo di pensare molto ad un sacco di cose.
Ho, però, dedicato una buona parte di temo a ragionare sulla modalità che abbiamo di imparare e sono rimasto sorpreso da come portiamo a termine questo procedimento.
Esistono moltissimi modi per imparare qualcosa, qualcuno migliore di qualcun altro, qualcuno più veloce di qualcun altro, ma comunque tutti utili. Tutti partono da un condizionamento che ci mette di fronte ad una novità e, da lì, il genio che c’è in ognuno di noi lavora per impadronirsi di quanto ha a disposizione.
Ciò che maggiormente mi stupisce, però, non è tanto questo, quanto il fatto che, se i modi per apprendere qualcosa possono essere molteplici, quelli per verificare l’apprendimento si riducono essenzialmente ad uno: il fare. Qualunque sia il modo in cui hai imparato a fare qualcosa hai un solo modo per dimostrare di averla imparata. Farla.
Si può dire che la bellezza dell’imparare sta sì nel possedere la conoscenza di qualcosa in modo universalmente riconosciuto, ma anche nel trovare sempre nuovi modi per apprenderla? Sarà questa l’eterna primavera di cui parlano i cinesi nel loro kung-fu?
Non so.
Staremo a vedere dove mi porterà questo ragionamento.

venerdì 16 maggio 2014

ritorno


Ciao a tutti,

eccomi dopo lungo periodo di riposo e riflessione.

Come scrivevo in uno degli ultimi articoli che ho pubblicato, ho passato dei momenti a guardare quanto succedeva, ma senza voler trovare soluzioni o problemi, semplicemente guardando, sullo stile di come si può guardare un film, quello che succedeva.

Ho lavorato come al solito, vivendo nello stesso modo, facendo le stesse cose, ma cercando di svuotare la testa da un sacco di pensieri che mi rendevano complicata la giornata.

Ho deciso di fermarmi anche dal pubblicare articoli perché questo continuo lavoro di ordinare dei pensieri da poter raccontare e condividere è comunque un momento di obbligata riflessione, di creazione di pensiero (come la chiamo io) che nasce dal prendere e riordinare qualcosa che non è sempre positivo (e che per fortuna non è neanche sempre negativo!). E’ un lavoro complicato e bisogna avere la mente non dico libera, ma comunque predisposta.

Non sono una persona sempre trasparente e, quindi, ho spesso bisogno di fermarmi per depurarmi. L’immagine è quella di un bicchiere d’acqua nel quale far cadere una goccia di tempera nera. Faccio presto a diventare così scuro e ho bisogno di fermarmi per un po’ per ripulire tutto.